COMMENTO 1

Il bilancio sociale dell’Università degli Studi di Ferrara è un documento pregevole per ampiezza, chiarezza espositiva e ricchezza delle informazioni.
Per quanto ho potuto cogliere da una lettura necessariamente rapida di un materiale così voluminoso, mi pare di poter dire che l’Università di Ferrara stia realizzando il processo di profondo rinnovamento indicato dalla “mission” dell’organizzazione che l’Ateneo ha adottato: “Università di ricerca, profondamente radicata nel suo territorio, pienamente inserita nella comunità scientifica internazionale, capace di essere leader a livello nazionale”. Di tutto ciò credo vada dato atto al Magnifico Rettore, al Consiglio di Amministrazione e al Senato Accademico.
C’è, negli indirizzi richiamati, una importante e non scontata assonanza con le linee guida del nuovo Piano Territoriale Regionale, che abbiamo approvato all’inizio dell’anno e che contiene la “vision” del futuro della nostra regione, i riferimenti di principio e di programma che dovrebbero aiutare i cittadini, le famiglie, le imprese e le istituzioni a compiere le scelte migliori per sé e per lo sviluppo armonico e sostenibile della comunità.
Nel piano abbiamo insistito molto su concetti quali: “territorio”, inteso come patrimonio urbanistico, economico, storico e culturale da valorizzare; “rete” e “sistema”; “nuovo modello di sviluppo”, facendo leva su una società della conoscenza e un forte rinnovamento dell’agricoltura, della manifattura e dei servizi, verso un maggiore sostenibilità sociale e ambientale; “apertura” e “internazionalizzazione” della regione, nella duplice direzione di attrarre capitali e intelligenze e garantire accoglienza a chi viene qui per studio e lavoro regolare, e di promuovere la penetrazione dei nostri prodotti e servizi nei mercati esteri, in particolare nell’area BRICST (Brasile, Russia, Cina, India, Sud Africa e Turchia).
Colgo questa occasione, che mi avete gentilmente offerto, per insistere sulla valenza strategia della ricerca e del trasferimento tecnologico.
L’Emilia-Romagna è in cima alla classifica italiana per la registrazione di brevetti e per la incidenza della spesa in Ricerca e Sviluppo sul PIL, ma dobbiamo assolutamente guadagnare terreno rispetto alla regioni più forti d’Europa, soprattutto dal lato degli investimenti.
Con il programma della Rete Regionale dell’Alta Tecnologia e dei Tecnopoli crediamo di aver dato un impulso di tutto rilievo. Come è noto, il progetto ha due punti di forza: da un lato la partecipazione delle Università e dei centri di ricerca, dall’altro il collegamento con il sistema produttivo.
Le piattaforme di ricerca sono sei: agroalimentare, costruzioni, energia e ambiente, ICT e design, meccanica e materiali, scienze della vita. Ai laboratori si affiancano i centri per il trasferimento tecnologico. Nel complesso parliamo di 340 milioni di investimento, per sostenere l’attività di circa 1800 ricercatori.
Nel dicembre 2009, come ricorda il bilancio sociale, abbiamo firmato l’Accordo di Programma, fra Regione, Università di Ferrara, Provincia e Comune. Il 13 agosto scorso abbiamo firmato la convenzione con l’Università per l’avvio dei programmi di ricerca della durata di tre anni. L’investimento per la ricerca è di 19,7 milioni di euro. Quattro laboratori sono al lavoro: si avvarranno di 70 ricercatori neo-assunti e del contributo a tempo parziale di 147 docenti e ricercatori già in servizio presso l’Università. Per le sedi del Tecnopolo, infine, saranno investiti 7,5 milioni di euro.
Concludendo, e ringraziando ancora per l’ospitalità, non posso che esprimere soddisfazione per l’impegno e l’efficienza con cui l’Università di Ferrara ha saputo entrare da protagonista nella strategia regionale. In questo modo, mentre prosegue certamente la qualificazione della funzione formativa, viene esaltato il concorso che l’Università di Ferrara può offrire all’avanzamento della conoscenza, all’innovazione tecnologica e al cambiamento e allo sviluppo dell’economia e della società regionali.
