5.2.1 Laboratorio di Studi e Ricerche sulle Antiche Province Danubiane (LAD)
Tra le attività di ricerca dell’Ateneo meritano di essere segnalate quelle del Dipartimento di Scienze Storiche, ed in particolare le attività del Laboratorio di Studi e Ricerche sulle Antiche Province Danubiane (LAD), nato nel 2007 con l’obiettivo di creare un punto di riferimento per gli studi e le ricerche sull’antichità, e più specificatamente all’età romana, nella regione balcano-danubiana. Il Comitato Scientifico del LAD è costituito da alcuni tra i maggiori studiosi dell’antichità di prestigiose Università italiane ed europee.
Quanto alle attività svolte, il Laboratorio promuove, in particolare, le seguenti iniziative:
- creazione di rapporti e collaborazioni per instaurare programmi comuni di ricerca ed organizzazione di convegni, congressi e tavole rotonde;
- consolidamento di legami con studiosi, Università ed Istituzioni scientifiche;
- incentivazione della mobilità di studiosi e di ricercatori, nonché di dottorandi e studenti, al fine di promuovere lo sviluppo di ricerche congiunte.
Delle attività del Laboratorio risulta particolarmente interessante segnalare la missione in Georgia come parte delle Missioni archeologiche Italiane all’Estero del Ministero degli Affari Esteri italiano. La Missione archeologica, che ha ottenuto dal Ministero della Cultura georgiano la concessione di effettuare scavi archeologici su un ampio territorio della Georgia occidentale, ha consentito di individuare, ai margini della Colchide, nella regione di Samtskhe, una necropoli di notevoli dimensioni e di grande rilevanza scientifica. In questa zona, infatti, ebbe inizio l’occupazione armata romana della regione. I primi scavi archeologici, compiuti nel mese di Settembre 2009 dall’Università di Ferrara in collaborazione con l’Università di Tbilisi, hanno dimostrato lo straordinario interesse storico della necropoli, riportando alla luce reperti di grande rilievo scientifico.
In particolare, nel 2008 gli scavi hanno permesso di riportare alla luce un manufatto di elevato interesse scientifico. Il reperto, più precisamente un’armatura, rappresenta l’unico esemplare conosciuto di panoplia completa e integra, nonché l’unica corazza anatomica ad oggi rinvenuta. L’armatura, su concessione del Ministero della Cultura della Georgia, è stata oggetto di studi ed analisi presso il Laboratorio sulle Antiche province Danubiane del Dipartimento di Scienze Storiche dell'Università di Ferrara, con la collaborazione dell'Università di Bologna, dell'Università di Tbilisi (Georgia) e dei Laboratori Nazionali del Sud dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e IBAM/CNR di Catania. Lo studio dell’armatura ha coinvolto ben ventiquattro metodologie scientifiche e ventidue ricercatori in una collaborazione interdisciplinare inedita. Le indagini hanno permesso di chiarire che la panoplia è stata ottenuta per fusione e che si trattava di un’armatura da parata e non da combattimento. È stata inoltre appurata l’assoluta novità delle scelte stilistiche dell’apparato iconografico dell’armatura. È ancora in fase preliminare invece lo studio delle tecniche di lavorazione finalizzato alla ricostruzione dell’intero processo di lavorazione, dalla fusione alle lavorazioni successive, sulla base di alcune tracce trovate sull’armatura. Infine, è stato effettuato uno studio approfondito su tutti i materiali rinvenuti nella panoplia: la lega, la patina (lo strato di alterazione della lega) e le tracce di terra residue come inquinante e alcuni residui organici. Tali studi ci permettono oggi di considerare la Colchide una delle aree archeologiche più rilevanti degli ultimi anni in una regione da sempre crocevia di culture e punto d’incontro tra Europa ed Oriente.

