Anna Maria Artoni
Il passaggio da una società industriale ad una società della conoscenza ha fatto sì che la crescita economica e la competitività dei territori sia sempre più legata a fattori di natura immateriale e all’esistenza di legami molto stretti fra i soggetti – istituzioni, università, imprese - coinvolti nello sviluppo.
In tale contesto, le Università sono chiamate ad assolvere prima di tutto il compito di garantire e promuovere il lavoro intellettuale per la produzione e la trasmissione dei saperi, attraverso l’attività didattica e di ricerca.
A queste si è aggiunta, nel tempo, una “missione nuova” che riguarda le interazioni tra mondo accademico e società: le Università hanno oggi la possibilità di sviluppare e trasferire direttamente tecnologie e soluzioni innovative per le realtà territoriali.
È cresciuta nel tempo l’importanza attribuita allo sfruttamento dei risultati dell’attività di ricerca in termini di applicazioni industriali. Le Università hanno infatti cominciato a vedere nello sfruttamento dei risultati delle ricerche condotte al proprio interno da docenti e ricercatori un’occasione per reperire nuove risorse finanziarie, attraverso meccanismi come i brevetti e gli altri strumenti legali di protezione, e la creazione di spin-off.
Ciò ha favorito l’intensificarsi delle collaborazioni di ricerca con il mondo industriale, la mobilità dei ricercatori tra università e imprese, il trasferimento tecnologico; è aumentata l’importanza del ruolo delle Università nella crescita e nello sviluppo dei sistemi economici, soprattutto regionali.
In tal senso, appare particolarmente significativa l’esperienza di spin-off accademici realizzata dall’Università di Ferrara in settori chiave dell’industria regionale quali la chimica, la farmaceutica, l’elettronica; tali esperienze hanno permesso di avviare e consolidare casi imprenditoriali di grande valore, economico e di contenuto innovativo.
L’Università è dunque uno degli attori fondamentali del territorio per lo sviluppo e la crescita ed è per tale ragione che occorre continuare a lavorare, ed anzi aumentare sempre più sforzi e impegno, al fine di favorire i percorsi di trasferimento tecnologico verso le imprese e più in generale nel perseguire ogni possibile esperienza di valorizzazione della conoscenza a livello locale e territoriale.
In particolare, in una regione come l’Emilia-Romagna caratterizzata da una diffusa e capillare presenza di piccole e medie imprese, è auspicabile individuare modalità di approccio a tale tipologia di imprese, che spesso rappresentano uno scoglio difficile da superare (per linguaggio, esigenze, tipologia di domanda che esprimono o non esprimono), ma che sono un elemento fondamentale per poter sviluppare ricadute diffuse nel sistema sociale ed economico.
La scelta dell’Università di Ferrara di dotarsi di un bilancio sociale è un fattore molto positivo, che conferma lo stretto legame che l’Università di Ferrara ha costruito negli anni con il territorio circostante e con gli altri stakeholder che in esso operano.
Il nostro sistema associativo, a livello regionale e attraverso l’attività dell’Unione Industriali di Ferrara sul territorio, è da questo punto di vista in prima linea nel tentativo di sensibilizzare i propri associati, e l’impresa più in generale (anche attraverso l’Associazione per l’Innovazione di recente costituzione), sull’importanza degli investimenti in tecnologie, ricerca, trasferimento tecnologico e come scelta ormai necessaria e inevitabile.
Il nostro territorio è invece il più classico degli esempi di area nella quale l’azienda, in via generale, ha realizzato innovazione senza ricerca e miglioramento dei prodotti senza sistematizzazione dei risultati. Ciò oggi non è più sufficiente; occorre invece costruire percorsi aziendali di sviluppo che prevedano la necessaria sintesi tra ricerca e applicazione, che possano mutuare tali percorsi principalmente dal territorio circostante.
L’economia regionale ha dunque percorso in questi anni un sentiero di sviluppo fatto di crescita del valore aggiunto (innovazione, conoscenza, risorse umane) e di apertura ai mercati internazionali. Questa “via per lo sviluppo” l’Emilia-Romagna l’ha percorsa seguendo due traiettorie principali:
(a) il posizionamento crescente su settori a medio-alta ed alta tecnologia caratterizzati da tassi di crescita dell’export maggiori rispetto ad altri settori a minore intensità tecnologica;
(b) il consolidamento delle proprie specializzazioni produttive, in cui la regione ha un posizionamento, anche tecnologico, di leadership a livello europeo e mondiale.
Tali risultati possono esprimersi meglio ad una dimensione come quella regionale, la scala in cui la generazione della conoscenza e la gestione dei processi innovativi è resa possibile dalla prossimità geografica e da un sistema di relazioni forte, coeso e fondato su un’identità e su valori unici; in quei casi in cui si riesce cioè a combinare la prossimità geografica delle relazioni con le condizioni più favorevoli di contesto potendo agire su alcune fondamentali leve: il sistema educativo, il welfare, le politiche per la formazione, il sistema universitario e il mercato del lavoro.
È proprio su questa visione di sviluppo che anche noi, come organizzazione industriale, siamo impegnati. Costruire un’identità partendo da un’idea “economica” forte, individuando le nostre competenze core, e su queste fondare un sistema di relazioni economiche e sociali.
Per l’Emilia-Romagna, una delle principali regioni manifatturiere d’Europa, questa identità va costruita sulla conoscenza, sulla capacità di creare valore aggiunto attraverso l’attività industriale di nuova generazione sempre più alimentata da conoscenza e innovazione. Il nostro asset competitivo più importante è la conoscenza ed è su queste basi che possiamo costruire un’identità forte per il futuro. Solo così si potranno creare le condizioni per un ulteriore sviluppo della capacità innovativa, per una migliore remunerazione dei fattori di produzione, a partire dal lavoro, per creare un contesto favorevole per attrarre le migliori risorse, accrescere la competitività e accelerare la crescita economica, per incorporare valore nei nostri prodotti: se l’area di provenienza di un prodotto è considerata di qualità, anche il valore percepito dal mercato può essere maggiore.
La vera sfida è accrescere la competitività del Sistema Emilia-Romagna nel suo insieme - istituzioni, università, territorio, imprese: solo attraverso uno sforzo congiunto e coordinato da parte di tutti gli attori della rete regionale sarà possibile valorizzare le eccellenze dei nostri territori e costruire un ambiente sempre più attento a cogliere i continui processi di evoluzione e cambiamento del contesto esterno.
