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9.4 La ricognizione dei beni storico-artistici del Rettorato

ultima modifica 22/02/2010 15:49

 

Nel 2007 l’Università ha effettuato una ricognizione dei beni mobili di interesse storico-artistico collocati nel Palazzo Renata di Francia, Sede centrale dell’Ateneo. Il lavoro si è svolto prendendo in esame la precedente ricognizione e schedatura dei beni storici ed artistici del Rettorato, conclusa nel 1984. Si è inoltre preso in esame un registro, predisposto dal 1988 in ottemperanza alle disposizioni dell’allora vigente Regolamento di Amministrazione e Contabilità, secondo cui i beni singoli e le collezioni di interesse storico, archeologico ed artistico dovevano essere descritti anche in un separato inventario con le indicazioni atte ad identificarli.

Con la ricognizione del 2007, si è provveduto quindi a verificare la sussistenza dell’interesse culturale dei beni del Rettorato, assegnando agli stessi un valore aggiornato. Nell’anno 2008 il Consiglio di Amministrazione dell’Ateneo ha fatto propria l’attribuzione dei nuovi valori dei beni di interesse storico-artistico delle Sede centrale e ha autorizzato la registrazione nella procedura informatica del patrimonio.

Il lavoro svolto ha contribuito a valorizzare i mobili e gli arredi conservati presso il Palazzo Renata di Francia, opere d’arte meritevoli di attenzione ed espressione del talento di artisti per lo più ferraresi. Ne sono testimonianza i quattro ritratti dei Duchi Borso d’Este, Ercole I d’Este, Alfonso I d’Este ed Ercole II d’Este, che furono acquistati dalla Collezione del Conte Sarocco Riminaldi di Ferrara – attribuibili ad un ignoto pittore ferrarese del XIX secolo – e i quattro dipinti raffiguranti i pontefici Papa Urbano VIII, Papa Pio VI, Papa Clemente VIII e Papa Leone XII, attribuibili ad un ignoto pittore ferrarese del XVIII secolo.

Grazie alla ricognizione sono stati anche rivalutati i beni riconducibili al XVIII secolo collocati nel salone d’onore del Palazzo, impreziosito da una serie di quattro cassapanche e da una madia in legno dipinto a tempera, attribuibili alla bottega dell’artista ferrarese Giuseppe Facchinetti, da una coppia di lampadari in bronzo a cento braccia collocati al centro e da una serie di quattro lampadari a muro in bronzo, opera dell’artigianato locale.

 

 

La Mostra “Le radici del futuro: strumenti scientifici sette-ottocenteschi dell’Università degli Studi di Ferrara” (Palazzo Renata di Francia, 17 aprile - 23 maggio 2008)

 

La mostra di strumentazione scientifica-storica dell’Università di Ferrara è nata dalla  collaborazione tra l’Ateneo e un gruppo di Lions Club ferrraresi. La collezione strumentaria è nata nel 2003 dal recupero e dall’identificazione di strumenti scientifici storici già presenti presso l’antica Scuola di Fisica dell’Ateneo ed è oggi una parte importante del Sistema Museale di Ateneo. La mostra, allestita presso il Palazzo Renata di Francia, è stata finalizzata a valorizzare e rendere noto al pubblico il patrimonio culturale in esposizione – visto come indicatore della importanza della collezione nel suo insieme – nonché a promuovere la sistemazione definitiva di tutta la collezione stessa, che oggi si trova in un deposito provvisorio.

Attenzione particolare è stata rivolta al linguaggio, che si è cercato di rendere comprensibile per il pubblico generico, ma utile allo stesso tempo per gli studenti che hanno visitato la mostra e partecipato ai laboratori. I testi sono stati sviluppati con l’intento di esporre i concetti scientifici e il funzionamento degli oggetti.

Attenzione è stata rivolta anche all’evoluzione storica del contesto sociale in cui hanno vissuto e lavorato i costruttori degli oggetti e i docenti di Fisica che li hanno utilizzati per ricerca e insegnamento. Si è scelto, inoltre, di inserire nell’evento attività collaterali (attività pratiche di laboratorio per le scuole di ogni ordine e grado e due conferenze), mirate a facilitare la comprensione degli apparati e la loro valenza in relazione alla scienza e alle tecnologie moderne.

La struttura espositiva, a cura del Laboratorio ArcDes, è stata progettata e realizzata interamente in materiale trasparente (PMMA, “plexiglas”): un “tunnel” autoportante modulare. Gli apparati scientifici sono stati posti su più ripiani, fissati a differenti altezze direttamente sulle pareti verticali. L’effetto finale dell’allestimento è risultato innovativo e visivamente non impattante con gli oggetti esposti e con l’ambiente che lo ha accolto, sia per il design, sia per il materiale utilizzato.

La mostra, ad ingresso libero, ha ospitato complessivamente 33 strumenti sette-ottocenteschi della “Collezione Instrumentaria delle Scienze Fisiche”. Sono state realizzate 23 visite guidate e 8 laboratori tenuti dall’Associazione Didò di Ferrara - http://www.comune.fe.it/dido/ - (7 classi di scuole di Ferrara e 1 classe di una scuola proveniente dall’Ungheria); i visitatori sono stati circa 1.500 (688 firme su registro presenze).

Al termine della mostra, proseguendo la collaborazione con i Lions, gli strumenti sono stati trasferiti  per essere ospitati presso il Dipartimento di Fisica dell’Ateneo.